Roberto Marini

Disagio Lavorativo, stress e DPTS: la prospettiva dell’Approccio EMDR

Disagio lavorativo

Disagio Lavorativo, stress e DPTS: la prospettiva dell’Approccio EMDR

  • Roberto Marini
  • 17 Ottobre 2017
  • Approfondimenti e ricerce
Disagio lavorativo

L’EMDR è un approccio clinico che rientra nell’ambito delle terapie brevi e si è rivelato efficace nell’intervento delle sintomatologie che si sviluppano in seguito a un’esperienza traumatica o dopo traumi ripetuti (fonte: www.emdr.it).

EMDR è l’acronimo di Eyes Movement Desensitization and Reprocessing, (Desensibilizzazione e Ristrutturazione attraverso il Movimento Oculare).

E’ un approccio psicoterapeutico in 8 fasi utile a rielaborare eventi e situazioni percepiti come negativi o traumatici, che una persona può aver vissuto nella propria vita. L’EMDR è un approccio molto ben strutturato che può essere integrato nei programmi terapeutici.

Questo approccio parte dal presupposto che l’esperienza traumatica resta “congelata” nella memoria e può causare, anche a distanza di tempo e in maniera del tutto inconsapevole, dei sintomi fisici e psicologici che riducono il benessere e la qualità di vita della persona.

L’EMDR considera tutti gli aspetti di un’esperienza stressante o traumatica: cognitivi, emotivi, comportamentali e neurofisiologici ed utilizza i movimenti oculari (o altre forme di stimolazione), per accedere alla rielaborazione adattiva dei ricordi di esperienze traumatiche che potrebbero essere causa del disagio percepito dalla persona.

Le esperienze traumatiche, possono consistere in:

  • Traumi, o percepiti come tali, fisici, psicologici ed emotivi subiti nell’età dello sviluppo;
  • Eventi stressanti che possono configurarsi come lutti, malattie croniche, perdite finanziarie, conflitti coniugali, cambiamenti, disagio lavorativo, perdita del posto di lavoro;
  • Eventi stressanti legati a disastri naturali (terremoti, inondazioni) o condizioni inferte dall’uomo stesso (incidenti gravi, torture, violenza). Informazioni da emdr.it

L’EMDR si basa su un processo neurofisiologico naturale, legato all’elaborazione dell’informazione. Tale processo dovrebbe avvenire naturalmente durante il sonno, tuttavia può essere compromesso dallo stato stesso della persona.

L’EMDR è un approccio psicoterapeutico Evidence Based ed è inserita nelle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

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STRESS LAVORO CORRELATO: comportamenti antisociali nei luoghi di lavoro

Stress lavoro correlato

STRESS LAVORO CORRELATO: comportamenti antisociali nei luoghi di lavoro

  • Roberto Marini
  • 5 Marzo 2017
  • Approfondimenti e ricerce
Stress lavoro correlato

Il rischio da stress lavoro correlato è potenziale in qualunque contesto lavorativo, proprio dove esistono relazioni esiste un potenziale rischio!

Il fenomeno dello stress, negli ultimi vent’anni, è stato correlato alla presenza di relazioni interpersonali “anomale” nei contesti lavorativi. Queste relazioni disfunzionali sono state indicate come significative cause di disagio soggettivo e successivamente anche di malattia, soprattutto quando i conflitti non sono originati da problemi concreti ma sostenuti da finalità lesive.

È difficile valutare l’estensione di un tale fenomeno.

Gli scopi per i quali si esprime la violenza morale possono essere diversi, in base al numero, ruolo e tipologia degli aggressori. Gli aspetti della vita del soggetto che vengono presi di mira sono la persona, il suo lavoro, il suo ruolo, lo status sociale. Esempi di attacchi alla persona includono apprezzamenti pesanti, divulgati con informazioni distorte e/o inventate su vita familiare e personale, scherzi pesanti o di cattivo gusto, comunque minacciosi, aggressività verbale, talvolta fisica anche di fronte a terzi, richieste non realistiche allo scopo di svalutare le capacità professionali della vittima, attribuzione di compiti rischiosi per la salute e/o umilianti anche per soggetti con disabilità, diffusione di un’immagine della vittima come persona colpevole.

Di tutte queste tipologie di attacchi, chiunque può diventarne vittima!

Quando questi comportamenti persecutori sono continui, il fisico delle vittime manda dei segnali di disagio e il protrarsi dell’esposizione del soggetto a questa situazione porta come conseguenza la comparsa di una alterazione del benessere complessivo e si evidenziano con risposte dell’equilibrio psicologico, fisiologico e comportamentale. Tali risposte, possono diventare veri e propri disturbi, talvolta considerati come transitori di una situazione fortemente stressogena e quindi regredibili una volta che il soggetto non si espone alla fonte di disagio. Tuttavia quando le situazioni di persecuzione permangono, oppure si aggravano i disturbi diventano vere e proprie sindromi, esempio sindrome depressiva, disturbi da ansia, oppure malattie organiche come l’ipertensione, l’ulcera, le cardiopatie…

Ciò detto non dobbiamo dimenticare i costi di tipo umano ed economico di tali situazioni, per il soggetto, per l’azienda e la società nel suo complesso. A causa delle malattie vi possono essere assenze e stati di disoccupazione. Perdita di professionalità e produttività per le aziende. Aumento dello stress percepito nei contesti organizzativi. Incidenza negativa nelle relazioni familiari. Aumento dei costi sociali per l’assistenza, invalidità e disoccupazione.

La European Foundation for the Improvement of Living and Working Condition, in 2500 interviste svolte sui lavoratori della Comunità ha mostrato come l’assenteismo salga al 34% in situazioni di mobbing contro il 23% in contesti organizzativi che ne sono esenti.

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