Roberto Marini

Mobbing e costrittività organizzativa

Le risorse individuali e sociali e il supporto di uno specialista aiutano a reagire in maniera positiva e neutralizzare la strategia del proprio persecutore.

Che cos’è il mobbing

Con la parola mobbing si intende una forma di persecuzione psicologica sul posto di lavoro esercitata da una persona attraverso comportamenti aggressivi e vessatori nei confronti di un’altra persona.

Il mobber adotta questi comportamenti all’interno di una “strategia distruttiva” con cui vuole creare un’atmosfera ostile attorno alla vittima e isolarla dagli altri membri dell’organizzazione, mettendola in difficoltà nella gestione della sua vita professionale sia dal punto di vista operativo sia da quello psicologico e relazionale.

L’obbiettivo finale è molto spesso quello di indurre a dimissioni volontarie o provocare un licenziamento motivato della persona che viene mobbizzata per rimuovere una figura “scomoda” all’interno dell’organizzazione.

I comporamenti tipici del mobbing

Il mobber può essere sia un superiore (mobbing verticale o bossing), un collega (mobbing orizzontale) oppure un collaboratore (mobbing dal basso). Alcuni comportamenti tipici sono:

  • la diffusione di pettegolezzi e calunnie infondate sul lavoratore per danneggiarne la reputazione e la credibilità all’interno dell’ambiente di lavoro;
  • l’esclusione da spazi e iniziative comuni del gruppo di lavoro;
  • il boicottaggio dell’attività lavorativa, ad esempio attraverso la manomissione del computer utilizzato, la sottrazione di documenti o la mancata comunicazione di informazioni rilevanti;
  • il controllo ossessivo sui costi prodotti per telefonate, fotocopie o altre attività necessarie al lavoro di routine della persona;
  • il demansionamento rispetto a precedenti incarichi e l’assegnazione di compiti umilianti per la qualifica professionale del lavoratore;
  • la diminuzione della retribuzione a livelli non corrispondenti alle capacità e alla qualifica professionale del lavoratore;
  • sanzioni amministrative o disciplinari ingiustificate o eccessive;
  • provocazioni e minacce volte a scatenare una reazione aggressiva da parte della vittima;
  • le molestie sessuali.

Tutte queste azioni persecutorie possono essere ricondotte a due tipologie principali:

  • le azioni intimidatorie, vessatorie, discriminative che hanno un impatto sulle relazioni interpersonali all'interno dell'ambiente di lavoro (come diffamare, trattare in modo sprezzante, assumere toni e comportamenti minacciosi o ricattatori, non salutare , negare il colloquio ecc.)
  • le azioni che hanno conseguenze rilevanti sulla posizione lavorativa e sulle possibilità da parte della persona coinvolta di svolgere le proprie attività (come la sottrazione di compiti lavorativi adeguati, l’inadeguatezza degli strumenti di lavoro, l’attribuzione di carichi eccessivi, le distorsioni sul piano delle comunicazioni interne, le forme di iper-controllo).
Questa seconda tipologia di comportamenti viene approfondita specificamente e definita con il termine di «costrittività organizzativa» nella circolare 71/2003 dell’INAIL. Quando questi comportamenti vengono attuati in modo sistematico, continuativo e crescente per più di 6 mesi allora siamo in presenza di un possibile caso di mobbing.

Come reagire se si è vittime di mobbing?

Subire comportamenti mobbizzanti può danneggiare psicologicamente la vittima in modo grave, influendo non solo sul benessere all’interno dell’ambito lavorativo specifico ma anche in quello familiare o personale.

Purtroppo queste situazioni stanno diventando sempre più frequenti all’interno di aziende e organizzazioni.

La crisi economica degli ultimi anni ha infatti creato un aumento della competitività tra lavoratori per aggiudicarsi risorse economiche e posizioni professionali di rilievo che sono sempre più scarse.

Questo favorisce l’emergere di conflitti tra le persone in ambito lavorativo che possono degenerare a volte come veri e propri casi di mobbing.

Quando si è vittime di mobbing spesso si tende a non denunciare i comportamenti vessatori che si subiscono.

Questo sia perché si teme il licenziamento e la perdita di ciò che si è faticosamente costruito negli anni dal punto di vista professionale, sia perché è difficile ottenere il riconoscimento giudiziale del torto subito.

Dal punto di vista penale infatti la raccolta delle prove che dimostrano comportamenti che costituiscono reato è particolarmente difficoltosa, mentre per le richieste di risarcimento la difficoltà è nello stabilire il nesso causale tra i comportamenti messi in atto dal presunto mobber e i disturbi fisici e psicologici manifestati dal denunciante.

Intraprendere in modo affrettato soluzioni drastiche come il licenziamento o la via legale può risultare controproducente per chi si sente vittima di mobbing. Al contrario un supporto di tipo psicologico potrebbe rivelarsi molto efficace per risolvere il problema.

Cosa può fare uno psicologo in caso di mobbing

Capire come utilizzare il sostegno di parenti e amici, ritrovare la propria autostima e aumentare la propria sicurezza di sé spesso è sufficiente per riuscire a contrastare efficacemente i mobber fino a neutralizzare la loro strategia.

Lo psicologo può accompagnare la persona alla ricerca di risorse individuali e sociali che la aiutino a non isolarsi e a reagire in maniera positiva di fronte al proprio persecutore.

Un percorso di consulenza psicologica permette inoltre di imparare in generale come adattarsi efficacemente ai diversi contesti lavorativi e di gruppo, sviluppando risorse e strumenti che aiutano a fronteggiare anche eventuali situazioni di difficoltà future.

Pensi di essere vittima di mobbing e hai bisogno di una consulenza?

Roberto Marini

Roberto Marini
Psicologo del lavoro e consulente
Iscrizione Albo degli Psicologi del Veneto n. 8320

Piazzetta A. De Gasperi 10/15
31027 Spresiano (Treviso)

Come puoi vedere dal mio profilo sono uno psicologo del lavoro con base a Treviso specializzando in «Psicoterapia, intervento sul disagio in ambito organizzativo e valorizzazione della persona».

Offro una consulenza di tipo psicologico di alto livello qualitativo, erogata in forma assolutamente riservata nel rispetto e della privacy delle persone e del segreto professionale.

Se hai bisogno di ulteriori informazioni o vuoi contattarmi per una consulenza psicologica telefonami allo 347 2218784 dal lunedì al venerdì tra le 10:00 e le 17:00.

Fisseremo un primo colloquio di consulenza senza alcun costo o impegno reciproco.

Puoi anche inviarmi una mail all’indirizzo info@robertomarinipsicologo.it oppure contattarmi attraverso questo form:

Roberto Marini

Mi chiamo Roberto Marini e sono uno psicologo iscritto all’Ordine degli Psicologi del Veneto. Lavoro come consulente di aziende, organizzazioni e persone nell’ambito della psicologia del lavoro e dell’organizzazione aziendale.

Se vuoi ricevere un preventivo o maggiori informazioni sui servizi e le consulenze che offro telefonami al 347 2218784 tutti i giorni dal lunedì al venerdì tra le 10:00 e le 17:00.

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